Luigi Sturzo
La nostra politica
Scritti inediti
vol. 1°: 1890-1924
a cura di FRANCESCO PIVA
prefazione di GABRIELE DE ROSA
EDIZIONI CINQUE LUNE
ISTITUTO LUIGI STURZO
LA NOSTRA POLITICA
(f. 175, c. 31)
Una simpatica aggressione, per quanto alle spalle, mi ha
imposto un tema sul quale, dopo la mia conferenza del nov[embre]
del 1905, pubblicata in un opuscolo, sul Partito Cattolico,
avevo deciso di tacere, per una serie di circostanze superflue
a elencare, ma che in gran parte sono sentite da tutti i cattolici
italiani. E l'occasione di un recente e inopinato disastro, ha richiamato
il pensiero di molti, sotto diverse vedute, a discuterci;
e il bisogno in noi a discutere la nostra politica. Porterò a tale
discussione il mio contributo personale, non in nome di un partito,
di una frazione, di una tendenza, ma puramente personale,
fatto di lotte e di esperienze, se non lunghe e complete, certo
dense e non prive di interesse e di significato.
La nostra politica! Abbiamo noi una politica? La domanda
non è ingenua; ed escludo che abbia una punta anche leggera di
ironia: è una semplice costatazione di fatto.
A) Rimontiamo un po' alle origini. Primo stadio - i cattolici
confusi con la reazione politica e morale contro il liberalismo in
genere e contro fatti specifici e determinate tendenze storiche.
In questo primo periodo che va fino a dopo il 1870 vi
furono buone figure, oneste intenzioni; ma non esiste né una
specificazione cattolica, né un carattere politico, né una organizzazione
rappresentativa.
Quell'epoca sotto certi aspetti non ha nessun rapporto oggi
con la nostra politica, più di quello che ne abbia per esempio
la lotta dei curialisti contro i giurisdizionalisti del sec. XVIII.
Secondo stadio - vanno sparendo le forme politiche della reazione
dinastica; e i cattolici si astengono dal partecipare alla vita
pubblica. Si affaccia così non una politica ma un atteggiamento
politico determinato dei cattolici, non come attivi, non come partito,
non come organizzazione, ma passivi, ubbidienti (sì e no) ad
un'autorità che prima consiglia e poi comanda.
Sorge così e fa capolino il caso di coscienza, il principio
ecclesiastico che lega, le ragioni ultime, da cui deriva quello stato
incostituzionale e anormale di un corpo elettorale che si allontana
dal servire la patria. Questa non è adunque politica, né una
politica nostra.
Terzo stadio - di elaborazione interna. Il contrasto psicologico
fra il divieto e il compito di cittadino - Il bisogno di divenire
un partito - La naturale esplicazione nel campo economico
sociale - Il ritorno alle masse, la formazione lenta e agitata di un
pensiero e di un programma positivo; gli avvenimenti esterni,
principale il socialismo incalzante, dal 1896 al 1903 ci portarono
da Milano a Bologna in una serie di sforzi per crearci un contenuto
politico, e una forza organica e vitale. Fasi politiche furono
la caduta di Grosoli e la parziale revoca del non expedit
al 1904.
Quarto stadio - entrata dei cattolici nel parlamento: scaramucce.
Ricomposizione stentata dell'organizzazione. Tendenza a
renderci padroni dei nostri atti e delle nostre responsabilità.
Intervento effettivo nelle forme amministrative e nei rapporti
costituzionali. Mancanza però di un pensiero sicuro, di un programma
elaborato, di una politica di parte.
B) Una politica di parte non s'improvvisa, né si vuole da
pochi o molti uomini, come un elaborato concettuale o un semplice
proposito di volontà. È invece il risultato di tradizioni, di
posizioni pratiche, di contatti e di atteggiamenti, di rapporti
e di concezioni. Però come ragione vitale, la politica ha per fondamento
la libertà di volere e di potere, e la indipendenza nell'eseguire.
Fin oggi questa ci è mancata, non per nostra viltà, né per
altrui intromettenza, ma per forza di cose e per un elemento superiore
che noi riconosciamo liberamente come tale. Fin oggi
non è stata politica di cattolici, come liberi cittadini che professano
un principio religioso, e che al lume di quel principio agiscono,
come nelle appartenenze private, così nelle pubbliche di
loro spettanza; ma fedeli dipendenti da una Chiesa, che per necessità
di difesa e per tradizioni rispettabili e giustificate, ha dovuto
assumere una posizione conseguentemente politica. Oggi si
ha da vedere fino a qual punto tale posizione di Chiesa agisca
sulla nostra attività pubblica, e fino a quale punto essa si arresta,
lasciando libera l'attività dei cattolici.
Due tendenze:
a) La così detta clericale;
b) L'autonoma.
C'è un contrasto fondamentale e uno formale - Il congresso
di Firenze - La necessità di assumere la responsabilità dei propri
atti fa essere non irriverenti all'autorità ecclesiastica, ma liberi
- La discussione verte sui casi particolari, e casi generali -
Fatti religiosi e fatti civili - Attinenze ecclesiastiche e invadenze
di uomini.
Le affermazioni nei due sensi, a favore e contro, non danno
una soluzione, ma solo rappresentano uno stato di fatto incoercibile,
che può significare anche una forte crisi di pensiero e
una evoluzione politica, un cozzo di interessi. Ma non dà ancora
il fattore politico.
Quando potrà superarsi questo stato d'animo e di fatto,
allora o avremo una politica clericale, nel senso di Chiesa politicante,
che non è da augurarsi, o avremo un partito politico e
civile dei cattolici.
C) Ma si può superare questo stadio di crisi? Non è possibile,
se non si supera, non nella convinzione personale nostra,
ma nella nostra posizione di partito nei rapporti con l'autorità
ecclesiastica, la cosidetta pregiudiziale costituzionale o patriottica,
e la pregiudiziale laica. Ogni tanto risorge la questione che noi
siamo antipatriottici e torna la campana [?] del potere temporale.
È stato il preteso pomo della discordia a Bergamo. Riserva sulla
libertà del pontefice. Riconoscimento dello stato di fatto. Incompetenza
della soluzione della libertà della Santa Sede, ed esclusione
da un programma politico e civile anche di cattolici. Riconoscendo
la competenza del Papa e la guida della Provvidenza,
che determina gli eventi; e sa da uno stato di menomazione di
libertà trarre maggiori vantaggi per la Chiesa che non quello
di maggiore libertà civile e di forse maggiori catene politiche.
Necessità adunque di riserbare a più alto ordine di fatti una
questione religiosa nel suo carattere e nella sua natura, che non
può più, e lo ha dimostrato molto bene Pio X, divenire una
questioncella di pretendenti politici.
Affermazione del principio di nazionalità e di italianità, come
elemento fecondo di unione vera di popoli, morale e politica,
fonte di elevazione sociale e formazione.
Su questo terreno noi siamo unitarii, patriottici, costituzionali
e partito civile indipendente.
Così potremo parlare di politica nostra.
Pregiudiziale laica:
gli anticlericali
i principi di libertà
la divisione della Chiesa dallo Stato - condizioni di fatto
nuova elaborazione sociale del [...].
D) Contenuto del programma. Moderato o progressista?
Sociale? Integralista? Liberalista? Protezionista? È tutta una
serie di domande alle quali non si può dare una risposta concreta
e opportuna perché appartiene ai casi contingenti dello
svolgersi del progresso civile. Unione di tutti nell'affermazione
del pensiero religioso contro non lo Stato laico, ma lo Stato areligioso
e i diritti dell'anima dei cittadini nella forma e nel contenuto
cristiano. Carattere sociale prevalente in quale senso? Carattere
democratico insito nel programma di cattolici, non come
semplice carattere di classe.
Il resto - necessità di tendenze di programmi diversi, di contrasti
- Belgio - Germania ecc. (carattere attuale in Italia).
E) Tattica - Nessuna parola assoluta - Questione attuale.
Moderati (affinità - Cornaggia). Socialisti (caso Turati-Murri).
Nessuna alleanza - fatti particolari; Caltagirone per 8 anni.
Caso per caso - carattere fondamentale di partito locale. Da
ciò elaborare il partito politico che non esiste né può oggi esistere
[...] Gen. Naz. non sono il partito politico né possono
esserlo. Funzione dei nostri deputati alla Camera.
Conclusione
Necessità di elaborare una politica di parte nostra, col pensiero
e con i fatti, tutte le tendenze in armonia e in contrasto.
Avvenire nostro se lo sappiamo conquistare.