Luigi Sturzo
Il primo anno di vita del partito popolare italiano
OPERA OMNIA
DI
LUIGI STURZO
SECONDA SERIE
SAGGI - DISCORSI - ARTICOLI
VOLUME III
PUBBLICAZIONI A CURA DELL'ISTITUTO LUIGI STURZO
OPERA OMNIA - SECONDA SERIE - VOLUME TERZO
LUIGI STURZO
IL PARTITO POPOLARE ITALIANO
DALL'IDEA AL FATTO (1919)
RIFORMA STATALE
E INDIRIZZI POLITICI (1920-1922)
ROMA 2003
EDIZIONI DI STORIA E LETTERATURA
IL PRIMO ANNO DI VITA
DEL PARTITO POPOLARE ITALIANO
Attività e lotte.
Dal congresso di Bologna alla fine del 1919 tutte le provincie
ebbero i loro comitati provinciali del partito; le sezioni da 850
arrivarono al numero di 2197 e i tesserati da 55.895 a 104.972.
Oggi le sezioni sono 3137 e i tesserati del 1920 al 31 marzo risultano
251.740, dei quali in regola con la segreteria della direzione
e aventi diritto a rappresentanza al secondo congresso solo
175.875. Elementi certamente incompleti della organizzazione
del partito popolare italiano, che nelle ultime elezioni politiche
raccolse 1.175.549 voti di lista, e che ha attorno a sé, come
polarizzate e simpatizzanti, tanta fioritura di opere economiche
e sociali, tanta forza di masse popolari, che senza l'inquadramento
delle sezioni e il segno del tesseramento hanno col partito
popolare comuni aspirazioni e direttive nel campo sindacale,
cooperativo e mutualista e nelle tendenze scolastiche e di
cultura. Rassegna imponente di forze, che nel campo politico,
economico e amministrativo del nostro paese debbono contare
come un organismo vivo, penetrato da un'idea, mirante ad un
fine: la ricostruzione sociale della nostra nazione e la irradiazione
del nostro pensiero nel campo internazionale.
Non farò la cronaca della nostra vita vissuta nel primo anno
di esistenza del partito; tutti abbiamo seguito con ansia e con
ardore lo svolgersi minuto e vasto di un'azione nuova nel nostro
paese, spesso in mezzo a diffidenze e contrasti, che sarebbe
assurdo mancassero come elemento di attrito che rende valido
il moto e sensibile l'azione.
Il primo congresso tenuto a Bologna, quando ancora si andavano
formando i quadri e raccogliendo le prime forze, diede
un segno di maturità politica, che altri mai pensò potesse esistere
in mezzo a noi. Completati gli organi direttivi venuti fuori
dal congresso (consiglio nazionale e direzione) il partito ebbe
la sua prima affermazione nazionale nella battaglia vinta per la
proporzionale nelle elezioni politiche. La caduta del ministero
Orlando, la partecipazione degli onorevoli Nava e Sanjust al
ministero Nitti, la vivace campagna condotta dal centro fino
alle sezioni dei nostri piccoli comuni, l'efficace lavoro condotto
dall'associazione proporzionalità di Milano, della quale fanno
parte molti dei nostri, l'opera del gruppo parlamentare popolare
e soprattutto del relatore on. Micheli, imposero alla pubblica
opinione (non è esagerazione la nostra) la necessità dell'immediata
applicazione della proporzionale, che il parlamento
approvò come legge già matura nella coscienza collettiva.
La tattica elettorale era stata già deliberata dal congresso di
Bologna; però il consiglio nazionale del partito (adunato subito
nell'agosto dopo il voto del parlamento), ribadendo i criteri di
intransigenza, diede chiare norme che, comunicate alle sezioni
e ai comitati, ebbero generalità di consensi ed applicazione
disciplinata, nonostante molteplici difficoltà pratiche che la direzione
del partito cercò di superare con tatto e fermezza.
Il fervore della battaglia elettorale (che gli avvenimenti fecero
precipitare) ebbe nel nostro partito una risonanza nuova;
con l'appello del primo ottobre si affermarono i nostri ideali
punti programmatici, si precisarono le differenze con gli altri
partiti, si diede la sintesi della nostra organizzazione programmatica
e pratica nel motto che fece fortuna: «libertas», il quale,
messo sullo scudo crociato, ci riallacciò spiritualmente alle battaglie
dei nostri comuni, allo spirito della storia italica, alla
vastità del movimento popolare delle antiche corporazioni. I
simboli materiali di idee, divengono nella realtà una sintesi
vivente. Così fu per il nostro partito. Lo scudo crociato da un
capo all'altro d'Italia raccolse forze nuove, uomini di fede e di
fervore, palpiti di speranze nell'avvenire, toccando la profondità
dell'anima cristiana del popolo, che nelle esasperazioni e
irrequietezze del dopo guerra, cerca un nuovo orientamento
di vita.
I cento deputati del partito popolare del 16 novembre 1919,
appena dopo dieci mesi di vita del nostro partito, venuti su
senza alleanze e intese con nessun partito, in lotta localmente
aspra e impari, per mancanza quasi dappertutto di salde posizioni
precedenti nel campo della vita pubblica, in contrasto con
poteri politici e con coalizioni economiche e di interessi, rappresentano
non solo uno sforzo brillante, ma un vero successo
che ci ha posto in prima linea nella politica del nostro paese.
Questo fatto evidentemente ha creato al nostro partito una
grave posizione di responsabilità nel momento oscuro che attraversiamo,
così gravido di incognite, al punto da rendere molto
difficile la manovra nel campo parlamentare; però è dei forti
e coscienti assumersi e valutare le responsabilità che i fatti impongono
anche al disopra delle previsioni e delle volontà, e dare
tutto il valore che i fatti si meritano nella faticosa realizzazione
dei nostri ideali e delle nostre aspirazioni.
Il consiglio nazionale, convocato in dicembre, ebbe il senso
chiaro di queste responsabilità; e mentre affermava i capisaldi
di un'azione politica immediata, si opponeva recisamente alla
tendenza manifestata al di fuori del nostro partito, della formazione
di blocchi di partiti detti di ordine, riconosceva prematura
ogni partecipazione diretta al governo; e fissava le linee
di intransigenza tattica per le lotte comunali e provinciali, mentre
deliberava di riprendere la battaglia già iniziata per ottenere
il voto alle donne e la proporzionale amministrativa.
Questa linea netta e chiara è stata seguita dal partito da
dicembre ad oggi con perseveranza e antiveggenza, senza deflettere,
attraverso il succedersi di avvenimenti e di crisi, prendendo
nette posizioni non solo nelle discussioni di politica
generale, ma sul terreno dei contrasti pratici, quali lo sciopero
dei ferrovieri e dei postelegrafonici, le lotte fra sindacati
bianchi e rossi per la libertà di lavoro e di organizzazione, le
agitazioni agrarie e i movimenti, lo spezzamento del latifondo
e il riconoscimento delle classi, l'istituzione delle camere di
agricoltura; ed ha culminato nello svolgimento della recente
crisi ministeriale e nella posizione politica presa da un partito
che tende a trasferire la vita politica dalla combinazione parlamentare
alla coscienza di un paese, da un partito che vuole
programmi e idee prima che uomini e interessi, per cui i nove
punti, proposti a base della soluzione della crisi ministeriale,
han trovato insieme ad aspre critiche tanta eco di approvazioni
e tanta fortuna di consensi.
L'opera del partito non è racchiusa in queste linee di fatto;
né basta a riassumerla quella serie di comunicati che hanno quasi
settimanalmente segnato i lenti passi del nostro cammino, né
quelle circolari della segreteria politica, che di tanto in tanto
hanno indicato un lavoro da compiere o una tendenza da realizzare
o una forma pratica da seguire. Dalle agitazioni del luglio
per il caro-viveri (a partire da dopo il congresso di Bologna)
ad oggi non si sono avuti avvenimenti politici e fatti economici
che non siano stati o prevenuti o seguiti con vigile senso di
realtà dal centro e dalla periferia; e i comitati provinciali o
sezioni hanno preso localmente posizioni nette e seguìto azioni
vivaci, spesso di intesa con organismi paralleli, quali unioni di
lavoro e federazioni cooperative; sicché il risultato degno di
nota è stato quello di polarizzare nuove forze attorno al partito,
darvi vitalità ed agilità, formando quella coscienza politica nel
corpo organizzato che è la vera base realistica di ogni più largo
e decisivo movimento.
Differenziazioni programmatiche.
Le affermazioni programmatiche ideali e pratiche che hanno
dato al nostro movimento una differenza caratteristica dagli altri
partiti sono state principalmente quattro:
1) libertà di organizzazione, riconoscimento giuridico delle
classi e loro rappresentanza proporzionale;
2) riforma scolastica e libertà di insegnamento;
3) decentramento amministrativo e autonomia degli enti
locali;
4) criteri sociali nel campo agrario; formazione, sviluppo
e tutela della piccola proprietà.
Su questi argomenti la direzione ha chiamato il congresso a
pronunziarsi, perché, indipendentemente da ogni modo di vedere
particolaristico, venga potente la voce del partito nella sua
massima espressione, qual'è il congresso, a dare non tanto una
sanzione ideale, che trova la sua espressione sintetica nel programma
stesso, quanto una affermazione pratica nell'azione contingente
e sperimentale, come ogni problema è sentito e vissuto
nel momento in cui si parla e si opera.
Certo il quadro generale di un'azione non isolata, ma ora
convergente ora divergente con quella di altri partiti in contatto
o in conflitto, non può essere resa attraverso il momento
in cui si forma una sintesi, con elementi di approssimazione;
però è la finalità ultima quella che determina la via ad un uomo
come ad una collettività. Noi abbiamo espresso questa finalità
fin dall'apparire del nostro partito, fin dall'appello del 18 gennaio
1919, e proseguiamo su quella linea nello sforzo pratico dell'ora
e del momento; — abbattere l'accentramento statale, che
sopprime la personalità alle collettività operanti in esso, che toglie
la responsabilità alle persone che in nome di esso operano;
— ridare la coscienza giuridica agli organismi che natura crea,
perché lo svolgersi della loro azione non sia senza i limiti della
coesistenza e senza il rispetto delle libertà; — chiamare la
solidarietà umana col nome di giustizia e di carità, che unica
rende possibile la collaborazione delle classi e contingente la
lotta; — eccitare le energie individuali perché diano all'economia
nazionale la fiducia e la forza, che eventi o malvolere di
uomini oggi hanno ridotto quasi all'impotenza; — ridare ai valori
morali e ideali la importanza suprema nell'educazione di
un popolo per la sua resistenza nelle ore tragiche del paese.
E queste ore tragiche noi viviamo oggi: non è la minaccia
di una rivoluzione a scadenza fissa nelle torbide ore di folle
eccitate; ma è la crisi di una pace che non viene, il disquilibrio
di una economia che precipita, la mancanza di resistenza psicologica
della collettività e specialmente delle classi detentrici del
potere e responsabili della politica del nostro paese, l'assenza
di una disciplina nazionale, la mancanza di attuazione rapida
di provvedimenti economici e politici, che tonizzino l'ambiente
e preparino le grandi trasformazioni del domani.
Ebbene, non è presunzione né spavalderia se si afferma che
il partito popolare italiano ha il compito, e quindi il dovere,
di valorizzare tutte le sue forze, perché alla foga distruttiva ed
alla visione apocalittica del massimalismo socialista e al quasi
nichilismo liberale, opponga la realtà delle trasformazioni nel
campo economico e politico e la forza educativa delle sue idee,
che anche attraverso i cataclismi sociali restano saldo e fecondo
fermento di vita.
Cultura e propaganda.
Mi domanderete: abbiamo oggi, nel momento che urge,
questa forza di evoluzione, di resistenza e di fecondazione?
Non si tratta di avere un programma e delle idee generali,
si tratta di avere organi, mezzi, uomini, elementi di espansione
e di resistenza. Certo che un anno di lavoro organizzativo e di
esplicazione attiva ci fa sperare bene; ma presumeremmo molto
se dicessimo che siamo già maturi per la grande opera di rigenerazione
che ci aspetta.
A parte le deficienze della organizzazione pratica, che certo
diversi congressisti avranno agio e premura di rilevare, per cui
è superfluo che io ne parli, deficienze del resto che non si potranno
eliminare che col tempo, con i mezzi e con la formazione
di propagandisti e di uomini dediti alla organizzazione;
— per cui occorre tempo, continuità, perseveranza e coordinazione
di tutte le energie; — a parte ciò, occorre anzitutto rilevare
che il movimento di pensiero e di cultura non è stato pari
a quello dell'azione.
Una corrente politica non si impone solo con le opere, che
spesso determinano contrasti personali e diffidenze rese vive dall'egoismo
umano; ma con la formazione di un pensiero che diviene
convinzione, che genera la discussione, che occupa il campo
della cultura, che supera le barriere dell'università e che crea
una propria letteratura. Né questa è una concezione borghese
o intellettuale della politica, è realismo della vita che si attua
sempre su più larga scala, quanto più vasti sono i fenomeni
di rivolgimento politico e quanto più vasta è la massa operante
mossa da un'idea.
Perciò è necessario destare presso di noi questo movimento
di cultura, che non è solo il movimento interno, prettamente
organico o organizzato, ma è anche movimento collaterale, autonomo,
simpatizzante; che però deve avere larga rispondenza nel
movimento organizzativo, con circoli di cultura, pubblicazioni
di riviste, di opuscoli, di monografie e di libri, con ritmo largo
e confidente; cosa certo possibile se vi si innestano quelle iniziative
economiche che sorreggono e sviluppano il movimento
di cultura, perché le timide e incerte iniziative oggi ristrette in
poca cerchia, divengano vasta corrente di idee in mezzo al campo
degli studiosi e in mezzo al popolo.
Perciò al più elevato movimento culturale deve rispondere
una diffusione veramente sensibile di fogli volanti o di pubblicazioni
facili e popolari, che arrivino alla mente di tutti e ne
formino una coscienza ben nutrita di idee. Debbo rendere omaggio
agli sforzi dei nostri amici che quasi dappertutto hanno
creato settimanali popolari, hanno dato diffusione al nostro
Popolo Nuovo, hanno sorretto antiche e nuove iniziative di giornali
quotidiani, che sostanzialmente orientano la loro linea alle
direttive del partito e ne sono efficaci collaboratori. Però riconosco
che ancora manca un vasto movimento culturale, il quale
è necessario, e quell'organo quotidiano del partito che è reclamato
da molti.
Si deve tendere a questo termine con ogni sforzo e si deve
arrivare a superare ogni difficoltà; perché è tanto più necessario
ciò quanto più è vitale per il nostro partito una salda unità e
una disciplina rigorosa, fatta più che altro di unità di pensiero
e di direttive.
Tendenze e gruppi
Questa osservazione mi dà agio a fare un cenno sulla questione
delle tendenze e dei gruppi di destra e di avanguardia,
che certo avranno un'eco notevole nel congresso, come l'hanno
avuta nella stampa nostra e avversaria.
Non sarebbe vero partito il nostro se non vi fossero delle
tendenze, le quali sostanzialmente esprimono anzitutto degli stati
d'animo, che poi vengono man mano a specificarsi attraverso
vedute locali e parziali, fin che trovano una ragione più larga
di contrasto e si polarizzano verso formule generiche e verso
determinate persone. Nel campo nostro la tendenza non può
essere sul programma, che è per sé unitario e saldo nelle nostre
coscienze; il che dà a noi la sicurezza della nostra compagine
e della nostra forza ideale; può essere nelle posizioni pratiche
da assumere o su problemi specifici o su criteri direttivi e sintetici
Sarà bene che queste tendenze vengano in contrasto e si
chiarifichino non su termini equivoci e con apparente convergenza,
ma su termini netti e sul terreno della realtà. Così si
vedrà in molti casi che il contrasto era apparente o anche personale,
e in altri che invece era più profondo di qualsiasi apparenza
esterna.
Posti così i termini della questione, debbo aggiungere che il
consiglio nazionale e la direzione del partito non hanno consentito
alla formazione del gruppo di ala destra e alla formazione
dei gruppi di avanguardia, come organizzazioni per sé stanti,
con statuti, programmi e organismi speciali, perché così formati
creavano corpi a sé entro l'organismo del partito, operanti verso
una selezione organica e sistematica di forze, il che avrebbe preludiato
ad una possibile scissione organica del partito stesso.
Nell'ambiente dei nostri organismi (sezioni, comitati, consiglio
nazionale e congresso) le tendenze hanno la loro sede naturale
di affermarsi e di arrivare anche a prevalere, senza che
per questo avvengano creazioni di organismi speciali, autonomi
e indipendenti. E perché le iniziative non avessero a pervadere
il corpo organico del partito e a danneggiarlo, il consiglio nazionale
nel caso dell'ala destra, e la direzione del partito nel caso
dei gruppi di avanguardia, rapidamente e nettamente opposero
il loro divieto.
Questi atti sono sembrati a qualcuno autoritari e violenti: non
occorre rilevare l'accusa; la necessità di una forza organica
unitaria per il nostro partito oggi è questione vitale. La coesione
di tanti uomini e di tanti organismi nel nostro partito non è un
fatto fittizio, ma è ancora allo stato tendenziale; diversità di
cultura, di preparazione politica, di rapporti di classe, infiltrazioni
liberaloidi e socialistoidi nella valutazione pratica dei
problemi economici e sociali; diversità di interessi locali e regionali,
diverso modo di valutare i fattori di disgregazione sociale,
impressione più o meno sensibile dell'imponenza del fenomeno
comunista, sono elementi che rendono lenta e difficile la elaborazione
pratica unitaria del nostro pensiero politico. Per di
più le organizzazioni economiche e sindacali, che hanno con il
partito comune il programma sociale cristiano, attraversano necessariamente
la fase dell'apoliticismo come fino a ieri fecero
quelle altre oggi legate a filo doppio al massimalismo socialista;
ciò è una conseguenza della concezione agnostica dello stato,
che il laicismo borghese elevò a primo «etico» della vita collettiva,
che pesa sulla concezione puramente tecnico-economica
dei nuclei di classe, i quali domani diventeranno forze politico-organiche
della nazione.
Le differenze e le divergenze pratiche attorno ai problemi
politici (pur nell'unità del programma fondamentale) non debbono
scindersi in fazioni ma debbono tendere a forma di unità
pragmatica per virtù degli organi direttivi provinciali e centrali,
per valore degli esponenti politici e amministrativi, in modo da
ottenersi una unione pratica di fiducia, nel continuo sforzo di
elaborazione e di attuazione concreta. Quindi la disciplina per
noi è quella forza morale, non di coesione esterna o di coazione
organica, vana in un partito politico, ma convinzione di unità
voluta e sentita, perché sostanzialmente reale.
Così a me sembrano non opportune né pratiche oggi le proposte
fatte da alcuni di modificare lo statuto del partito. Certo
nessun organismo nasce perfetto, né mai acquista una perfezione
ideale; si tratta sempre di tentativi di approssimazione,
e lo sforzo continuo è quello di dare agilità e rispondenza agli
organi propri in ragione dello sviluppo e a contatto con la vita
vissuta. Ma sarà bene considerare che le forme non precedono,
ma seguono la vita; e la vita non è lo sforzo di un giorno o di
un anno, ma tradizione e responsabilità, perché l'attività degli
uomini è più delle forme che essi si impongono. Il nostro partito
deve ancora creare le responsabilità direttive, gli uomini esponenti,
gli organi consolidati nella loro tradizione e sviluppati
nella loro efficienza. Perciò sono contrario a mutamenti rapidi,
a nuovi tentativi di nuove forme organiche, a riforme subitanee
di statuti e di regolamenti, fino a che la esperienza acquistata
nell'azione e resa norma nella pratica non superi nel fatto
l'involucro delle forme e il rigidismo della lettera. Del resto i
congressi annuali hanno una forza morale in sé, e sprigionano
tale energia nel contatto di tante anime convergenti ad un fine
e cooperanti nella foga e nel tumulto di fare e di antivedere,
nel calore delle discussioni, nella fede dell'avvenire, nel cozzo
delle tendenze, che superano di per sé qualsiasi temuto arresto
o deviazione degli organi e degli uomini dirigenti.
L'atto di volontà del congresso
E questo secondo congresso viene in un momento decisivo
per il nostro partito e grave di preoccupazione per la patria
nostra. Nessuna meraviglia se desta interesse nella stampa e nel
paese. Un partito non è un'accademia o un'associazione sportiva,
è un organismo vivo, è una forza operante. Prima di assurgere
a forme organiche e decise con larga base nel popolo, con forze
e organismi propri, con finalità distinte in contrasto, noi potevamo
essere considerati come fuori della cerchia politica della
nazione, confusi in molte parti con i liberali, come operanti in
un campo detto confessionale (qualche volta per dispregio, ma
spesso per ignoranza), assenti dal ritmo vitale della nazione.
L'apparire del nostro partito non dissipò gli equivoci, né si
credette facilmente ad una nuova vitalità differenziata e maturata
nella inconscia elaborazione di lunghi anni: eppure diede
segni di vita propria, non mutuata da altri né ad altri legata.
Sale lentamente e si delinea all'orizzonte della vita pubblica,
mano mano che i fatti ora interni ora generali, richiamano l'attenzione
di molti, il nuovo partito, come la vista di una cima
di monte, che la nebbia scopre e ricopre, portata e riportata dal
vento. Ora le questioni economiche, tal'altra l'urto deciso con
i socialisti nel campo delle organizzazioni sindacali; le elezioni
politiche o amministrative, gli scioperi o le sedute del parlamento,
i congressi o i progetti di legge... è la realtà della vita
che si impone al di sopra delle affermazioni teoriche, e proietta
le forze operanti con la violenza della logica, che non ammette
negazioni o soluzioni di continuità.
Non possiamo pretendere di valere più di quel che la nostra
azione ci riproduce nella convinzione del pubblico, né è possibile
una nostra azione al di fuori dei fatti della vita; ma mentre
andiamo rafforzando le ossa e sviluppando le membra, e cerchiamo
da giovani validi di contrastare il terreno a chi da lunghi
anni possiede per sé tradizione, arte di governo, mezzi economici,
influenze personali, eleviamo una voce possente di idealità
che supera la crisi di oggi e si protende verso l'avvenire. Così
abbiamo polarizzato verso il partito una notevole parte della
vita italiana, abbiamo destato simpatie e rapporti con l'estero,
abbiamo tentato di creare una nuova coscienza politica nel paese.
Cadono vecchie forme ingiallite come le foglie di autunno;
la sfiducia circonda istituzioni già rispettate fino a ieri; il parlamento
stesso, che doveva essere anche oggi (dopo l'attuazione
della proporzionale) la espressione chiara del paese, come elemento
di coordinazione e forza direttiva, si perde in logomachie
infruttuose e in sterili lotte di tendenze; e il popolo italiano
sente oggi potenti le voci dei due partiti che hanno irreggimentato
le forze popolari: il nostro e il socialista. Questo ormai da
venti anni domina nella vita economica; ha accaparrato per sé
ministeri, quali quello dei lavori pubblici, dell'industria e lavoro
e dell'agricoltura; influisce sugli organismi di emigrazione;
ha asservita l'umanitaria di Milano, la confederazione generale
del lavoro e la lega delle cooperative, e agita oggi il mito russo,
per dare alle folle un simbolo mistico di una fede, la speranza
apocalittica di un nuovo e felice ordine di cose. Il nostro partito
appena sorto al di fuori di ogni appoggio politico e di ogni
intrigo burocratico, staccato dagli organi di azione cattolica,
non confuso con le organizzazioni sindacali, forte solo di un
programma vitale, ha lanciato il grido di «libertà» contro lo
stato accentratore, contro il monopolio economico, contro il socialismo
comunista, contro l'asservimento estero, e lo mantiene
quel grido, come la sua fede, la sua forza, il suo programma,
in una nazione che ha bisogno di ritrovare in una grande idea
la forza di sé e del suo avvenire.
Questa direttiva ideale e pratica ha potuto trovare impari
gli uomini che avete messo a capo del partito; noterete le deficienze
della nostra azione e forse rileverete più quelle che sono
le apparenze di quel che è stata la realtà vera; perché molte
difficoltà non sono visibili che a pochissimi. Nessuno però negherà
che lo studio di servire la buona causa è stato in noi pari
all'affetto verso il partito e al dovere sentito verso il paese. Voi
giudicherete, e se credete che quel che la direzione ha compiuto
risponda in linea di massima a quel che il partito poteva realizzare
nel suo primo anno di vita, non negherete la modesta ma
vera soddisfazione di riconoscerlo col vostro voto. Ma più che
una sterile approvazione del passato, questa nostra è un'affermazione
di vita per l'avvenire, che parte dalla concezione dell'unità
del partito (che voglio definire dinamica e non statica),
tende alla conquista della personalità nelle lotte e nelle differenziazioni
con gli altri partiti, e arriva alla formazione di
quella coscienza politica italiana che oggi manca e che noi possiamo
e vogliamo dare.
È questo un programma pratico, reale; è un atto di volontà
che verrà dal congresso di Napoli come la voce possente di chi
vuole essere e operare fortemente, validamente nella vita politica
italiana.