Luigi Sturzo
Brevi considerazioni sul potere temporale dei papi
Scritti inediti
vol. 1°: 1890-1924
a cura di FRANCESCO PIVA
prefazione di GABRIELE DE ROSA
EDIZIONI CINQUE LUNE
ISTITUTO LUIGI STURZO
BREVI CONSIDERAZIONI SUL POTERE TEMPORALE DEI PAPI
(f. 166, c. 20)
Egregi giovani,
I. sono entrato in mezzo alla questione agitata per tre sedute
in questa Sezione intorno al Potere Temporale dei Papi non per
definirla, ma per sottomettere alla vostra intelligenza alcune considerazioni;
e per dare fine a tale questione, lasciando ciascuno
libero sugli apprezzamenti storici e giuridici. Dico di dar fine,
affinché primo con animo più pacato ciascuno studi da sé la
questione; secondo perché non si divulghi presso il popolo una
idea che corre, cioè che noi vi abbiam chiamato a queste riunioni
per convincervi che il nostro re debba essere il Papa. L'azione
dei cattolici invece si deve restringere ad ubbidire il Papa non
solo come Maestro infallibile dei dommi e della morale, ma anche
come supremo Gerarca. Di questo ne parlerò in fine: comincio
ora ad esporre le mie brevi considerazioni, lasciandovi libertà
a notare ciò che crederete poco esatto o esagerato.
II. a) Tralascio la questione sotto il lato storico, perché vi
è molto da disputare, solo è d'uopo che conveniate meco: 1° che
da Costantino, cioè da quando la religione di G[esù] C[risto]
fu anche accettata dalle nazioni come religione civile, il Papa fu
solo in Roma, con sovranità indipendente e assoluta nelle cose
spirituali e nelle attribuzioni temporali, tranne quella del fisco,
rappresentato dal duca greco in Roma o dall'esarca di Ravenna.
E quando i Greci o gli Eruli o i Goti o i Longobardi vollero
dettar leggi in Roma, il Papa fu ostacolato nel suo ministero
spirituale, incarcerato, ucciso; valga a conferma di quanto dico
l'esempio di Giovanni I, e gli aiuti domandati ai Franchi da Gregorio
e da Zaccaria; se non avevano autorità temporale, non erano
in diritto di domandare aiuto ai re cattolici, contro gli invasori.
2°. Che Pipino fece formale dedizione ai Papi nella sua seconda
guerra contro i Longobardi, perché i Greci non difendevano
colle armi la libertà del Papa. 3° Posto il caso che la dedizione
di Pipino fosse falsa, XI secoli di dominio legale e politico danno
un diritto di possesso incontrastabile. Dunque storicamente il
dominio di Roma appartiene ai Papi.
b) Tralascio inoltre la questione dal lato giuridico; solo
noto, e in ciò non credo di trovar discrepanze di pareri, che se
è per diritto di natura che il popolo può chiamare al governo
un altro re, cioè se è per diritto di natura la sovranità del popolo,
non può esser diritto di natura che il re resista colla forza
a un popolo che vuole mutar governo. O è l'uno o è l'altro
diritto di natura, perché in natura non vi sono diritti che non
corrispondano a doveri; per cui se io ho il diritto certo di passaggio
pel fondo del mio vicino, il mio vicino non può avere il
diritto certo di contrastarmi il passaggio, ma invece il dovere
di cedermi il terreno per aprirvi una via o una callaia. Così se
il governo legittimamente costituito può resistere ai rivoltosi, io
non posso ribellarmi; se io ho il diritto di liberamente eleggere
un governo più che un altro, non posso essere colpito dalla legge.
Anzi, se la natura mi dà questo diritto, non può la maggioranza
infrenare la minoranza, perché la libertà non può essere
pregiudicata dal numero, ma dal dovere, perché se badiamo
al numero:
«infinita è la turba degli sciocchi» (Petr.)
Aggiungerò ancora che se il diritto del voto è diritto di
natura, deve essere di ogni libero cittadino, non di pochi, tranne
che non si voglia dir secondo natura la distinzione di Lacedemoni
e di Iloti. Quindi o oggi sono libero di volere re il Principe
di Caserta, o ieri non erano liberi i siciliani a chiamare
dal Piemonte Vittorio Emanuele; o oggi il governo non si può
opporre ad ogni libera manifestazione dei cittadini contraria
alla dinastia, o ieri non si dovevano accusare di tiranni i governi
che reprimevano i moti rivoluzionari. Se infine si oppone che
un governo può demeritare la fiducia dei liberi cittadini, certo
che anche il Sabaudo l'ha demeritata, io dico, che in ogni governo
vi saranno i malcontenti, come gli affezionati, perciò o
il mondo deve stare sempre in continue rivoluzioni, cosa contro
il diritto di natura, o i cittadini non sono liberi di mutare i
governi. Onde par si debba conchiudere che i plebisciti e le
votazioni non hanno il diritto di mutar governi, e ordinamenti
di stato; quindi non giustificò la violenta usurpazione di Roma
il plebiscito del 2 ottobre 1870, anche che fosse stato unanime
come i liberali vogliono dimostrare.
III. Solo adunque considero il lato ecclesiastico. Perché
adunque sono incompatibili in una città l'autorità suprema della
Religione Cattolica e il Re d'uno stato civile? Bisogna premettere:
1° che gli stati moderni si basano sulla libertà dei culti, sulla
libertà del voto, sulla libertà di stampa e di parola. 2° Che uno
stato per quanto potente egli sia, può, per variar di fortuna,
avere guerre e subire sconfitte. Ciò posto io prima parlo in
astratto, poi in concreto.
α) il Pontefice d'una Religione Cattolica, cioè universale,
deve avere relazione con tutti gli stati sia coi sudditi, sia coi
sovrani. In ciò deve essere libero perché non sia ostacolato nel-
esercizio del suo ministero. Supposto adunque che lo stato in cui,
anche colla legge di guarentigia, stia un Papa, venga in guerra
ed in inimicizia con una nazione straniera, non permetterebbe
certo la corrispondenza del Papa né coi Vescovi, né coi sudditi,
né coi sovrani, temendo inganni e tradimenti. Ed ecco una nazione
allontanata dal Supremo Pastore infallibile, necessario per la
cattolicità della Chiesa, per la regolarità della disciplina, per la
elezione dei Vescovi, per definire le questioni, per pubblicarvi
encicliche, lettere, decisioni di congregazioni e tutto ciò che spetta
la legge divina ed ecclesiastica. Non solo, ma la nazione nemica
a quella in cui il Papa ha sede, temerebbe che il Papa, dalle pressioni
del governo, di cui si deve dir suddito, manderebbe in
momenti supremi, a forza, decisioni e decreti che la potrebbero
osteggiare. Anzi più: la guerra può a tale prodursi da venir assediata
la stessa città capitale. Ed ecco interrotte le comunicazioni
con tutta la cristianità, così il capo sarebbe diviso dalle membra
e ne verrebbe per tutta la chiesa quanto si è detto di una sola
nazione. Ed anche in via ordinaria, lasciando la supposizione
d'una guerra sempre possibile, dovrebbe temere lettere mutilate,
impedite per vendette pubbliche o private, comunicazioni interrotte,
vigilanze e perquisizioni. Ciò non è mia fantasia, ma è
confermato dal fatto: Pio IX dice ai Cardinali il 29 settembre '70:
«Ciò viene confermato da un fatto, recentemente accaduto ai dì
passati, quando cioè coloro che uscivano dalla soglia del nostro
domicilio furono sottoposti a perquisizioni, spiando i soldati del
nuovo governo se mai nascondessero alcuna cosa sotto le vesti».
Né credo Pio IX un menzognero, uno che esageri; del resto il
fatto viene attestato da molti. Ma ciò anche avvenne in febbraio
'78 dopo la morte di Pio IX; peggiore scandalo apparì quando la
Riforma nel 1887 pubblicò una nota secreta ai Nunzi Pontificii
non pubblicata dai tipi cattolici perché non consegnata; come mai
l'ebbe la Riforma? Dai Nunzii no certo, né dalla Segreteria di
Stato; dunque o dal Ministero dell'Interno di cui è organo officioso,
o da privati ufficiali delle poste che la copiarono. Lo stesso
anno giunse in Vaticano una lettera importantissima coi suggelli
rotti, Crispi fece carpire un documento agli Archivi di Propaganda
Fide e fece spiare la vita di un Cardinale: potrei citare molti
fatti su ciò: ed anche che fossero esagerazioni dei cattolici, ciò
è sempre possibile; dunque è un pericolo per la disciplina della
Chiesa. Non parlo poi degli oltraggi fatti ai pellegrini forestieri
in Roma; valgano per esempio il pellegrinaggio di Spagna il '93
e quello di Francia il 2 ottobre '92. In quest'ultimo si parla di
una provocazione francese: il fatto è smentito; ma posto che
fosse vero che un francese abbia scritto nell'albo dei nomi del
Panteon W il Papa Re, se ciò era offesa di lesa maestà dovevano
catturare il mal capitato francese e non destare sì violenta cacciata.
Ad ogni modo torto o ragione sono sempre incompatibili
due autorità supreme in una città sola. Ma pure infine supposto
che tra la nazione in cui il Papa si trova e il Papa corressero buone
relazioni, non dovrebbero le altre nazioni temere di parzialità,
di pressioni in vie amichevoli, non diffiderebbero del Papa non
in ciò che è dommatico, perché in tale materia è infallibile, ma
in ciò che è disciplinare e politico? Supponete un momento che
il Papa se ne andasse in Parigi (e già lo ha detto nel concistoro
segretissimo del '92, che se durassero le cose in tal modo lascerà
Roma) e che il Papa fosse non nemico della Francia, ma amico:
dite avrete tutta quella fiducia agli atti suoi, non dommatici, ma
politici, civili e disciplinari? Non temete la preponderanza per
via di pressione e di amicizia che avrebbe la Francia nella Cristianità,
come nei settant'anni d'Avignone?
β) Ma non basta: delineamo [sic] le relazioni che devono
passare tra queste due autorità: l'uomo non è solo spirituale, ma
corporale, e nulla può percepire senza il ministero dei sensi: ciò
posto è necessario il culto esterno all'interna religione; onde
nella città dove risiede il Supremo Pastore, tutto deve rispecchiare
la città per eccellenza santa. Come pei Maomettani la
Mecca, pei Russi Mosca, per gli antichi ebrei Gerusalemme, pei
moderni giapponesi Ieddo, pei cattolici è Roma la Città Santa,
dove risiede la suprema autorità. Or che ne dite della Città Santa,
se ivi non vi è tutto l'organamento ecclesiastico, la gerarchia, lo
splendor dei tempi. delle processioni, la pubblica decenza e moralità,
insomma tutto ciò che rappresenta il luogo centro della religione?
Che ne dite voi se il Papa non può uscir libero di suo
palazzo, senza incontrar colle ovazioni gli insulti? Senza vedere
affissa la sua veneranda effigie, con sacrileghe indecenze su per
le porte di Gargiulo o di Edoardo Perino? Passare di Piazza
Campo di Fiori e vedere Giordano Bruno, un libero pensatore,
eretico, morto impenitente e condannato dal suo tribunale (come
si dice) colla famosa iscrizione: A Giordano Bruno — il secolo
da lui divinato — qui dove il rogo arse? Passare per via Trinità
dei Monti e leggere la famosa epigrafe a Galileo? Vedere tolta la
Croce e profanato un luogo dal sangue dei martiri reso santo?
Passare dal Campidoglio e veder tolta la Croce postavi da Costantino,
andare al Gianicolo e trovare Gavazzi, monaco spretato,
Garibaldi, il furibondo nemico dei Papi? Andare al collegio
romano e vedervi sfregiato e tolto il SS. Nome di Gesù. E le
pubbliche chiese protestanti e le indecenze e sconcezze della stampa
e la libertà del mal fare? Il Papa sarebbe rispettato dalle forze
del Governo. Sicuro, ne è prova la notte del 13 luglio quando
tentarono gettare la salma di Pio IX nel Tevere e quando i cattolici
che la difesero riportarono insulti e ferite in quella notte di
inferno. Ricordate il centenario di Voltaire all'Apollo, quanti
vituperi alla religione ed al Papato. Liverani che al '92 grida allo
sferisterio: abbasso e morte a Dio; alla celebre litania avanti il
Panteon: «Gregorio VII fu Papa» gridava uno, e la folla «sia
maledetto»; «Giovanni VIII fu Papa»; «sia maledetto»;
«Simon Pietro fu Papa... sia maledetto»; «Gesù Cristo primo
Papa... ». Cari giovani, quello che rispose la folla non lo dicono
i demoni, i quali al nome di Gesù tremano ed adorano sforzatamente;
l'infame processione al Colosseo con l'apoteosi di Satana,
la bandiera coll'insegna di Satana portata a Piazza Campo di
Fiori e a Porta Pia, l'insediamento della Massoneria in Roma,
nel Palazzo Borghese; le bestemmie di Colaianni contro l'Immacolata
Concezione in pubblico Parlamento; Petruccelli della Gattina
che il 18 gennaio '77 in Parlamento dice «Tu Pio IX
come il tuo antecessore S. Pietro menti, menti, menti; anatema sit»!
E l'on. Mussi il 4 dicembre '76 disse alla Camera senza che il
Presidente lo richiamasse all'ordine: Il vero Dio del creato è
l'intelligenza, nulla si è giammai creato nell'universo. Il deputato
Bertani il 9 dicembre '76 proponeva che le ossa delle Catacombe
servissero per concimare l'agro Romano. Crispi, capo del governo
il 20 settembre '95 al Gianicolo predica l'opera del Papa e s'impanca
a Maestro di Religione e proclama che alla Chiesa basta
il solo Apostolato, come se un trigamo e un buffone di ministro
ignorante di Religione possa dar legge e decidere delle cose della
Chiesa.
Potrei citare all'infinito gli oltraggi che il governo fece e fa
alla Religione ed al Papato; basta leggere gli atti ufficiali della
Camera. Solo aggiungo che sotto Mancini la parrocchia di S. Ambrogio
in via Merulana fu sequestrata e vi lasciarono dentro il
SS. Sacramento, senza messe, senza adoratori, senza lampade,
sino alla corruzione delle specie; le dimostrazioni settarie del '72
alla Scala Santa, l'occupazione forzata di molti templi e la laicizzazione
della Basilica di S. Vitale, dei SS. Nerei ed Achille, delle
Chiese di S. Maria detto tempio di Vesta, del Panteon, e della
maggior parte degli antichi monumenti mutati in Chiese; le
scuole atee e irreligiose, gli istituti, gli spedali laicizzati, proibite
le processioni del Corpus Domini, l'accompagnamento del Viatico,
e lo scorso aprile io mi trovavo lì in Roma e fui testimonio di
tale scelleraggine.
Si può chiamare Roma sede del Cattolicesimo? Possono
stare così due autorità così opposte, il Papa e la Massoneria a cui
anche appartiene il Re Umberto? Voi vi maravigliate, ma il Re
Umberto appartiene alla Massoneria. Sentite il documento; non è
un giornale cattolico, ma la rivista del mondo massonico, semestre
primo: vi si legge al n. 4, se non mi ricordo male: «La rispettabile
loggia Le silence sotto l'ubbidienza del grande Oriente
del Messico, all'oriente di Tampico, avendo indirizzato all'illustre
fratello Umberto di Savoia Re d'Italia una tavola di felicitazione
per la sua eroica condotta mentre infieriva il colera a Napoli,
ha ricevuto dal reale fratello una graziosa risposta, colla quale
egli ringrazia la loggia Le silence dell'onore che essa gli ha fatto
iscrivendo a lettere d'oro all'Oriente del Tempio di quell'officina».
E posto che non sia vero, 300 e più, dice il Margiotta, erano
lo scorso anno i massoni al Parlamento; massoni sono Crispi,
Carducci, Bovio, Villa; massoni erano Rattazzi, Mancini, Lanza
e molti altri. Sono liberi i governi nella religione, dite voi; dato
e non concesso, che ve ne parrebbe se nella città di Maometto
s'insediasse un re cristiano vicino al Sultano Pontefice di Maometto,
e ivi si direbbe è la città di Maometto, ma se tutta la
città, eccetto le moschee, a cui si toglierebbero però le rendite,
avesse l'aspetto di Cristiana? Sarebbe la più amara irrisione,
come sta divenendo irrisione Roma, la capitale del mondo cattolico.
IV. Ma ho detto l'esterno; è poco: il Papa è il Capo Spirituale
della Religione, libero, come dicon le guarentige. Sia
pure: un capo deve avere le braccia e le altre membra per essere
coadiuvato nel suo ministero, voi ne convenite; però in Roma
sono soppressi gli ordini religiosi, i veri soldati del Papa; perché?
perché il governo italiano è un governo cattolico; in Roma
tutti i giovani van soggetti alla leva, quindi meno il numero dei
sacerdoti [sic] in Roma chiusi i Seminari, in Roma tolti i beni
alle congregazioni, alle opere pie, al collegio di Propaganda Fide,
che pensa a dilatare il regno di Cristo per le lontane regioni,
tolte le rendite alle Romane Congregazioni, ai Cardinali, al Papa,
a cui con amara irrisione offre i 3 milioni, che il Papa ha sempre
con dignità rifiutato. Onde è necessario l'obolo dei fedeli, detto
denaro di S. Pietro, su cui il nostro religioso governo propose in
Parlamento, per mezzo del furibondo Mancini, la tassa di ricchezza
mobile (non ricordo se dal Senato o dal Parlamento stesso
rigettata).
Ma ancora: la città di Roma è la sede del Papato; però il
governo ha per base la libertà del voto: oggi può essere che vi
sia un Rudinì moderato, domani un Mancini o un Crispi violento.
Le relazioni tra Papa e re non dipendono dalla volontà
di ambidue, ma dalle passioni del parlamento e dalla politica
del ministero. Bonghi parlò a favore delle guarentigie, ma Petroni
all'81 volle che si abolissero le guarentigie. Mancini caldeggiò
nel '77 e fece votare dal parlamento, respinta dal Senato, la legge
contro i preti. Tutti ricordiamo le celebri circolari Nicotera
al '76 per la proibizione delle processioni, giudicate dalla Cassazione
di Torino illegali, le circolari del Prefetto di Roma contro
i frati e le monache, la legge Mancini per l'abolizione dell'insegnamento
religioso nelle scuole liceali, ginnasiali, tecniche e normali,
la circolare Nicotera contro i pellegrinaggi per festeggiare
il giubileo di Pio IX, il codice penale Zanardelli. Pio IX pronunciò
un'allocuzione ai cardinali contro gli usurpatori della S[anta]
S[ede] e il progetto di legge contro gli abusi del clero e Mancini
il '77 emana una scandalosa circolare, comandando di non ubbidire
ai precetti del Papa, e permette fin che si parodiasse l'allocuzione
predetta con invereconde illustrazioni. Tutti ricordate la
circolare Mezzacapo sul matrimonio religioso, piena di errori
contro la nostra fede, il progetto di legge Villa sulla precedenza
del matrimonio civile, il decreto di Pelloux o di altro che non
ricordo, firmato dal re, che dichiarava concubinato il solo matrimonio
religioso dei militari.
Mancini il 19 agosto '77 tenta di rendere popolare la elezione
dei parroci, contro i canoni del Concilio Tridentino, e Crispi che
porta a Bismarck il progetto di legge per aver l'approvazione se ne
torna colle pive nel sacco. Non racconto con ordine perché scrivo
come mi ricordo. Tutti sapete il governo Crispi, le leggi sulle
opere pie, le decime parrocchiali, isoldati attorno il Vaticano,
temendo la fuga del Papa, l'incameramento dei beni di propaganda,
ed altro che ho già detto. Se ho esagerato lo vedrete leggendo
non gli storici cattolici, come il Bonetti, il Balan, il Mamiani,
il Margiotta, il Carletti, il Petroni, il Cantù e mille altri,
ma gli atti ufficiali della Camera, il bollettino delle leggi, i giornali
liberali; o quando andrete a Roma potrete per le vie della
città santa, sede del Cattolicismo, accorgervi ch'è mutata in città
laica ed empia.
Si dice infine, e lo disse Crispi al Gianicolo nel suo tanto
famoso quanto infelice discorso, che il Papa in questi 25 anni ha
avuto gloria superiore di quando teneva il temporale.
Rispondo, che la Provvidenza avrà voluto colmare di gioie
i pontefici, d'obbrobri e vituperio dai governi e dalla plebe colmati
[sic] non fa meraviglia: ma questo non toglie che lo stato della
Chiesa è anormale; tranne che non si voglia dire stato normale
della Chiesa i trecento anni sotto gli imperatori di Roma, quando
i Pontefici e la chiesa nascente dovette fuggir la luce e trovar
riparo nelle catacombe, e milioni (...).
Riepilogando: la libertà concessa agli Stati moderni del
voto, della stampa, dei parlamenti, delle scuole, è una libertà che
giuridicamente non può stare nella città santa dei cattolici, e
vada l'una altrove o l'altra. È necessario uno Stato libero al
Papa; sarà piccolo, deve essere però un centro del mondo, ove
meno difficilmente possano andarci i cattolici. Come i greci scismatici
richiamerebbero i loro diritti se Mosca divenisse capitale
di un regno cattolico, come i Maomettani cercherebbero di riprendere
la Mecca se vi s'insediasse un governo ateo o buddista o
cristiano, come gli antichi ebrei difesero mille volte la loro Gerusalemme,
così i cattolici di tutte le nazioni hanno un diritto in
Roma, diritto che non sarà mai perduto, se non quando cesserà
la religione di Gesù Cristo.
Dunque han ragione i papi di protestare contro la presente
occupazione del governo italiano, non solo dal lato politico ma
dal religioso; ancora hanno diritto i vescovi dell'orbe cattolico,
hanno diritto tutti i cattolici, si chiamino clericali, antisemiti [sic]
o con altri termini, perché è un diritto comune.
Adunque, stando così le cose, noi cattolici siamo in dovere,
quali esse siano le convinzioni storiche o giuridiche, di non staccarci
dalle prescrizioni che i nostri Pastori e il Papa ci danno,
cioè l'astensione dalle urne politiche, il propugnare le opere cattoliche,
il non consentire alle usurpazioni dello Stato. Noi non
siamo chiamati a definire la questione, né a ribellarci al governo,
cose proibite per noi; solo a ubbidire al Papa. La questione la
scioglierà Dio quando e come vorrà, e se noi sarem chiamati a
parte dell'opera divina, vi accorreremo.
Il potere temporale dei Papi non è uno domma di fede,
quindi non siamo obbligati a crederlo ciecamente, ma è una verità
naturale collegata alla verità di fede. È verità di fede che il Papa
deve essere libero nell'esercizio del suo ministero; ora per essere
libero è stato dimostrato che nello stato attuale di cose deve avere
un libero Stato. Dunque questa conseguenza si collega con una
verità d'ordine superiore. Del resto noi siamo soggetti al Papa;
quando egli dirà che alla Chiesa per l'esercizio del suo ministero
non è più necessario il potere temporale, e ci darà facoltà di accorrere
alle urne, noi saremo i primi ad accorrere perché l'Italia
non cada sotto il peso dell'iniquità.
Ho tracciato la condotta dei veri cattolici in questa scabrosa
questione, perché non si dica che noi facciamo mistero degli obblighi
che v'incombono. Non sarete obbligati a credere al potere
temporale, ma solo a sottostare ai comandi del Papa. Egli è supremo
duce; dal suo lato sono tutti i vescovi e tutto il mondo
cattolico; se sbaglieremo, avremo l'onore di sbagliare col Papa,
coi vescovi, coi cattolici, con Dio.