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                <title>Il primo anno di vita del partito popolare italiano</title>
                <author>Luigi Sturzo</author>
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                    <resp>Responsabile codifica</resp>
                    <name>Stefania Sotgiu</name>
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                <respStmt>
                    <resp>Progetto di ricerca promotore dell'edizione</resp>
                    <orgName> PRIN 2022 ARDIPS - Archivio Digitale dell'Italiano Parlato-scritto (1860-1953)</orgName>
                </respStmt>
            </titleStmt>
            <publicationStmt>
                <publisher>Progetto ARDIPS</publisher>
                <pubPlace>Messina - Catania - Milano</pubPlace>
                <date>2025</date>
                <availability status="restricted">
                    <p>Edizione elettronica pubblicata con licenza CC BY-SA 4.0</p>
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            </publicationStmt>
            <sourceDesc>
                <p>Opera Omnia. Seconda serie (Saggi, discorsi, articoli), vol. III, Il partito popolare italiano: Dall'idea al fatto (1919), Riforma statale e indirizzi politici (1920-1922), seconda edizione, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2003, pp. 357-368.</p>
            </sourceDesc>
        </fileDesc>
    </teiHeader><text>
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  <div>
    <p>
      OPERA OMNIA 
    </p>
    <p>
      DI
    </p>
    <p>
      LUIGI STURZO
    </p>
    <p>
      SECONDA SERIE
    </p>
    <p>
      SAGGI - DISCORSI - ARTICOLI
    </p>
    <p>
      VOLUME III
    </p>
    <p>
      PUBBLICAZIONI A CURA DELL'ISTITUTO LUIGI STURZO
    </p>
    <p>
      OPERA OMNIA - SECONDA SERIE - VOLUME TERZO
    </p>
    <p>
      LUIGI STURZO
    </p>
    <p>
      IL PARTITO POPOLARE ITALIANO
    </p>
    <p>
      DALL'IDEA AL FATTO (1919)
    </p>
    <p>
      RIFORMA STATALE
    </p>
    <p>
      E INDIRIZZI POLITICI (1920-1922)
    </p>
    <p>
      ROMA 2003 
    </p>
    <p>
      EDIZIONI DI STORIA E LETTERATURA
    </p>  
  </div>
</front>

<body>
<div n='il primo anno di vita del partito popolare italiano' type='sezione'>
  
<pb/>
  
<p>
IL PRIMO ANNO DI VITA
</p>
  <p>
DEL PARTITO POPOLARE ITALIANO
  </p>

<div n='Attività e lotte' type='sottoparagrafo'>

<pb n='359' /> 

  <p>
Attività e lotte.
  </p>
<p>
Dal congresso di Bologna alla fine del 1919 tutte le provincie 
ebbero i loro comitati provinciali del partito; le sezioni da 850 
arrivarono al numero di 2197 e i tesserati da 55.895 a 104.972. 
Oggi le sezioni sono 3137 e i tesserati del 1920 al 31 marzo risultano 
251.740, dei quali in regola con la segreteria della direzione 
e aventi diritto a rappresentanza al secondo congresso solo 
175.875. Elementi certamente incompleti della organizzazione 
del partito popolare italiano, che nelle ultime elezioni politiche 
raccolse 1.175.549 voti di lista, e che ha attorno a sé, come 
polarizzate e simpatizzanti, tanta fioritura di opere economiche 
e sociali, tanta forza di masse popolari, che senza l'inquadramento 
delle sezioni e il segno del tesseramento hanno col partito 
popolare comuni aspirazioni e direttive nel campo sindacale, 
cooperativo e mutualista e nelle tendenze scolastiche e di 
cultura. Rassegna imponente di forze, che nel campo politico, 
economico e amministrativo del nostro paese debbono contare 
come un organismo vivo, penetrato da un'idea, mirante ad un 
fine: la ricostruzione sociale della nostra nazione e la irradiazione 
del nostro pensiero nel campo internazionale.
</p>
<p>
Non farò la cronaca della nostra vita vissuta nel primo anno 
di esistenza del partito; tutti abbiamo seguito con ansia e con 
ardore lo svolgersi minuto e vasto di un'azione nuova nel nostro 
paese, spesso in mezzo a diffidenze e contrasti, che sarebbe 
assurdo mancassero come elemento di attrito che rende valido 
il moto e sensibile l'azione.
</p>
<p>
Il primo congresso tenuto a Bologna, quando ancora si andavano 
formando i quadri e raccogliendo le prime forze, diede 
un segno di maturità politica, che altri mai pensò potesse esistere 
in mezzo a noi. Completati gli organi direttivi venuti fuori 
dal congresso (consiglio nazionale e direzione) il partito ebbe 
la sua prima affermazione nazionale nella battaglia vinta per la 
proporzionale nelle elezioni politiche. La caduta del ministero 
Orlando, la partecipazione degli onorevoli Nava e Sanjust al
  
<pb n='360'/>
  
ministero Nitti, la vivace campagna condotta dal centro fino 
alle sezioni dei nostri piccoli comuni, l'efficace lavoro condotto 
dall'associazione proporzionalità di Milano, della quale fanno 
parte molti dei nostri, l'opera del gruppo parlamentare popolare 
e soprattutto del relatore on. Micheli, imposero alla pubblica 
opinione (non è esagerazione la nostra) la necessità dell'immediata 
applicazione della proporzionale, che il parlamento 
approvò come legge già matura nella coscienza collettiva.
</p>
<p>
La tattica elettorale era stata già deliberata dal congresso di 
Bologna; però il consiglio nazionale del partito (adunato subito 
nell'agosto dopo il voto del parlamento), ribadendo i criteri di 
intransigenza, diede chiare norme che, comunicate alle sezioni 
e ai comitati, ebbero generalità di consensi ed applicazione 
disciplinata, nonostante molteplici difficoltà pratiche che la direzione 
del partito cercò di superare con tatto e fermezza.
</p>
<p>
Il fervore della battaglia elettorale (che gli avvenimenti fecero 
precipitare) ebbe nel nostro partito una risonanza nuova; 
con l'appello del primo ottobre si affermarono i nostri ideali 
punti programmatici, si precisarono le differenze con gli altri 
partiti, si diede la sintesi della nostra organizzazione programmatica 
e pratica nel motto che fece fortuna: «libertas», il quale, 
messo sullo scudo crociato, ci riallacciò spiritualmente alle battaglie 
dei nostri comuni, allo spirito della storia italica, alla 
vastità del movimento popolare delle antiche corporazioni. I 
simboli materiali di idee, divengono nella realtà una sintesi 
vivente. Così fu per il nostro partito. Lo scudo crociato da un 
capo all'altro d'Italia raccolse forze nuove, uomini di fede e di 
fervore, palpiti di speranze nell'avvenire, toccando la profondità 
dell'anima cristiana del popolo, che nelle esasperazioni e 
irrequietezze del dopo guerra, cerca un nuovo orientamento
di vita.
</p>
<p>
I cento deputati del partito popolare del 16 novembre 1919, 
appena dopo dieci mesi di vita del nostro partito, venuti su 
senza alleanze e intese con nessun partito, in lotta localmente 
aspra e impari, per mancanza quasi dappertutto di salde posizioni 
precedenti nel campo della vita pubblica, in contrasto con 
poteri politici e con coalizioni economiche e di interessi, rappresentano 
non solo uno sforzo brillante, ma un vero successo 
che ci ha posto in prima linea nella politica del nostro paese.
</p>
<p>
Questo fatto evidentemente ha creato al nostro partito una 
grave posizione di responsabilità nel momento oscuro che attraversiamo, 
così gravido di incognite, al punto da rendere molto 
difficile la manovra nel campo parlamentare; però è dei forti 
e coscienti assumersi e valutare le responsabilità che i fatti impongono 
anche al disopra delle previsioni e delle volontà, e dare
  
<pb n='361'/>
  
tutto il valore che i fatti si meritano nella faticosa realizzazione 
dei nostri ideali e delle nostre aspirazioni.
</p>
<p>
Il consiglio nazionale, convocato in dicembre, ebbe il senso 
chiaro di queste responsabilità; e mentre affermava i capisaldi 
di un'azione politica immediata, si opponeva recisamente alla 
tendenza manifestata al di fuori del nostro partito, della formazione 
di blocchi di partiti detti di ordine, riconosceva prematura 
ogni partecipazione diretta al governo; e fissava le linee 
di intransigenza tattica per le lotte comunali e provinciali, mentre 
deliberava di riprendere la battaglia già iniziata per ottenere 
il voto alle donne e la proporzionale amministrativa.
</p>
<p>
Questa linea netta e chiara è stata seguita dal partito da 
dicembre ad oggi con perseveranza e antiveggenza, senza deflettere,
attraverso il succedersi di avvenimenti e di crisi, prendendo 
nette posizioni non solo nelle discussioni di politica 
generale, ma sul terreno dei contrasti pratici, quali lo sciopero 
dei ferrovieri e dei postelegrafonici, le lotte fra sindacati 
bianchi e rossi per la libertà di lavoro e di organizzazione, le 
agitazioni agrarie e i movimenti, lo spezzamento del latifondo 
e il riconoscimento delle classi, l'istituzione delle camere di 
agricoltura; ed ha culminato nello svolgimento della recente 
crisi ministeriale e nella posizione politica presa da un partito 
che tende a trasferire la vita politica dalla combinazione parlamentare 
alla coscienza di un paese, da un partito che vuole 
programmi e idee prima che uomini e interessi, per cui i nove 
punti, proposti a base della soluzione della crisi ministeriale, 
han trovato insieme ad aspre critiche tanta eco di approvazioni 
e tanta fortuna di consensi.
</p>
<p>
L'opera del partito non è racchiusa in queste linee di fatto; 
né basta a riassumerla quella serie di comunicati che hanno quasi 
settimanalmente segnato i lenti passi del nostro cammino, né 
quelle circolari della segreteria politica, che di tanto in tanto 
hanno indicato un lavoro da compiere o una tendenza da realizzare 
o una forma pratica da seguire. Dalle agitazioni del luglio 
per il caro-viveri (a partire da dopo il congresso di Bologna) 
ad oggi non si sono avuti avvenimenti politici e fatti economici 
che non siano stati o prevenuti o seguiti con vigile senso di 
realtà dal centro e dalla periferia; e i comitati provinciali o 
sezioni hanno preso localmente posizioni nette e seguìto azioni 
vivaci, spesso di intesa con organismi paralleli, quali unioni di 
lavoro e federazioni cooperative; sicché il risultato degno di 
nota è stato quello di polarizzare nuove forze attorno al partito, 
darvi vitalità ed agilità, formando quella coscienza politica nel 
corpo organizzato che è la vera base realistica di ogni più largo 
e decisivo movimento.
</p>
</div> 
  
<div n='Differenziazioni programmatiche' type='sottoparagrafo'>

<pb n='362'/>
  
  <p>
Differenziazioni programmatiche.
  </p>
<p>
Le affermazioni programmatiche ideali e pratiche che hanno 
dato al nostro movimento una differenza caratteristica dagli altri 
partiti sono state principalmente quattro:
</p>
<p>
1) libertà di organizzazione, riconoscimento giuridico delle 
classi e loro rappresentanza proporzionale;
</p>
<p>
2) riforma scolastica e libertà di insegnamento;
</p>
<p>
3) decentramento amministrativo e autonomia degli enti 
locali;
</p>
<p>
4) criteri sociali nel campo agrario; formazione, sviluppo 
e tutela della piccola proprietà.
</p>
<p>
Su questi argomenti la direzione ha chiamato il congresso a 
pronunziarsi, perché, indipendentemente da ogni modo di vedere 
particolaristico, venga potente la voce del partito nella sua 
massima espressione, qual'è il congresso, a dare non tanto una 
sanzione ideale, che trova la sua espressione sintetica nel programma 
stesso, quanto una affermazione pratica nell'azione contingente 
e sperimentale, come ogni problema è sentito e vissuto 
nel momento in cui si parla e si opera.
</p>
<p>
Certo il quadro generale di un'azione non isolata, ma ora 
convergente ora divergente con quella di altri partiti in contatto 
o in conflitto, non può essere resa attraverso il momento 
in cui si forma una sintesi, con elementi di approssimazione; 
però è la finalità ultima quella che determina la via ad un uomo 
come ad una collettività. Noi abbiamo espresso questa finalità 
fin dall'apparire del nostro partito, fin dall'appello del 18 gennaio 
1919, e proseguiamo su quella linea nello sforzo pratico dell'ora 
e del momento; — <hi rend="italic">abbattere</hi> l'accentramento statale, che 
sopprime la personalità alle collettività operanti in esso, che toglie 
la responsabilità alle persone che in nome di esso operano;
— <hi rend="italic">ridare</hi> la coscienza giuridica agli organismi che natura crea, 
perché lo svolgersi della loro azione non sia senza i limiti della 
coesistenza e senza il rispetto delle libertà; — <hi rend="italic">chiamare</hi> la 
solidarietà umana col nome di giustizia e di carità, che unica 
rende possibile la collaborazione delle classi e contingente la 
lotta; — <hi rend="italic">eccitare</hi> le energie individuali perché diano all'economia 
nazionale la fiducia e la forza, che eventi o malvolere di 
uomini oggi hanno ridotto quasi all'impotenza; — <hi rend="italic">ridare</hi> ai valori 
morali e ideali la importanza suprema nell'educazione di 
un popolo per la sua resistenza nelle ore tragiche del paese.
</p>
<p>
E queste ore tragiche noi viviamo oggi: non è la minaccia
  
<pb n='363'/>
  
di una rivoluzione a scadenza fissa nelle torbide ore di folle 
eccitate; ma è la crisi di una pace che non viene, il disquilibrio 
di una economia che precipita, la mancanza di resistenza psicologica 
della collettività e specialmente delle classi detentrici del 
potere e responsabili della politica del nostro paese, l'assenza 
di una disciplina nazionale, la mancanza di attuazione rapida 
di provvedimenti economici e politici, che tonizzino l'ambiente 
e preparino le grandi trasformazioni del domani.
</p>
<p>
Ebbene, non è presunzione né spavalderia se si afferma che 
il partito popolare italiano ha il compito, e quindi il dovere, 
di valorizzare tutte le sue forze, perché alla foga distruttiva ed 
alla visione apocalittica del massimalismo socialista e al quasi 
nichilismo liberale, opponga la realtà delle trasformazioni nel 
campo economico e politico e la forza educativa delle sue idee, 
che anche attraverso i cataclismi sociali restano saldo e fecondo 
fermento di vita.
</p>
</div>
  
<div n='Cultura e propaganda' type='sottoparagrafo'>
  
<p>
Cultura e propaganda.
</p>
<p>
Mi domanderete: abbiamo oggi, nel momento che urge, 
questa forza di evoluzione, di resistenza e di fecondazione?
</p>
<p>
Non si tratta di avere un programma e delle idee generali, 
si tratta di avere organi, mezzi, uomini, elementi di espansione 
e di resistenza. Certo che un anno di lavoro organizzativo e di 
esplicazione attiva ci fa sperare bene; ma presumeremmo molto 
se dicessimo che siamo già maturi per la grande opera di rigenerazione 
che ci aspetta.
</p>
<p>
A parte le deficienze della organizzazione pratica, che certo 
diversi congressisti avranno agio e premura di rilevare, per cui 
è superfluo che io ne parli, deficienze del resto che non si potranno 
eliminare che col tempo, con i mezzi e con la formazione 
di propagandisti e di uomini dediti alla organizzazione; 
— per cui occorre tempo, continuità, perseveranza e coordinazione 
di tutte le energie; — a parte ciò, occorre anzitutto rilevare 
che il movimento di pensiero e di cultura non è stato pari 
a quello dell'azione.
</p>
<p>
Una corrente politica non si impone solo con le opere, che 
spesso determinano contrasti personali e diffidenze rese vive dall'egoismo 
umano; ma con la formazione di un pensiero che diviene 
convinzione, che genera la discussione, che occupa il campo 
della cultura, che supera le barriere dell'università e che crea 
una propria letteratura. Né questa è una concezione borghese 
o intellettuale della politica, è realismo della vita che si attua 
sempre su più larga scala, quanto più vasti sono i fenomeni 
di rivolgimento politico e quanto più vasta è la massa operante 
mossa da un'idea.
</p>

<pb n='364'/>
  
<p>  
Perciò è necessario destare presso di noi questo movimento 
di cultura, che non è solo il movimento interno, prettamente 
organico o organizzato, ma è anche movimento collaterale, autonomo, 
simpatizzante; che però deve avere larga rispondenza nel 
movimento organizzativo, con circoli di cultura, pubblicazioni 
di riviste, di opuscoli, di monografie e di libri, con ritmo largo 
e confidente; cosa certo possibile se vi si innestano quelle iniziative 
economiche che sorreggono e sviluppano il movimento 
di cultura, perché le timide e incerte iniziative oggi ristrette in 
poca cerchia, divengano vasta corrente di idee in mezzo al campo 
degli studiosi e in mezzo al popolo.
</p>
<p>
Perciò al più elevato movimento culturale deve rispondere 
una diffusione veramente sensibile di fogli volanti o di pubblicazioni 
facili e popolari, che arrivino alla mente di tutti e ne 
formino una coscienza ben nutrita di idee. Debbo rendere omaggio 
agli sforzi dei nostri amici che quasi dappertutto hanno 
creato settimanali popolari, hanno dato diffusione al nostro
<hi rend="italic">Popolo Nuovo</hi>, hanno sorretto antiche e nuove iniziative di giornali 
quotidiani, che sostanzialmente orientano la loro linea alle 
direttive del partito e ne sono efficaci collaboratori. Però riconosco 
che ancora manca un vasto movimento culturale, il quale 
è necessario, e quell'organo quotidiano del partito che è reclamato 
da molti.
</p>
<p>
Si deve tendere a questo termine con ogni sforzo e si deve 
arrivare a superare ogni difficoltà; perché è tanto più necessario 
ciò quanto più è vitale per il nostro partito una salda unità e 
una disciplina rigorosa, fatta più che altro di unità di pensiero 
e di direttive.
</p>
</div> 
  
<div n='Tendenze e gruppi' type='sottoparagrafo'>
  
<p>
Tendenze e gruppi
</p>
<p>
Questa osservazione mi dà agio a fare un cenno sulla questione 
delle tendenze e dei gruppi di destra e di avanguardia, 
che certo avranno un'eco notevole nel congresso, come l'hanno 
avuta nella stampa nostra e avversaria.
</p>
<p>
Non sarebbe vero partito il nostro se non vi fossero delle 
tendenze, le quali sostanzialmente esprimono anzitutto degli stati 
d'animo, che poi vengono man mano a specificarsi attraverso 
vedute locali e parziali, fin che trovano una ragione più larga 
di contrasto e si polarizzano verso formule generiche e verso 
determinate persone. Nel campo nostro la tendenza non può 
essere sul programma, che è per sé unitario e saldo nelle nostre 
coscienze; il che dà a noi la sicurezza della nostra compagine 
e della nostra forza ideale; può essere nelle posizioni pratiche 
da assumere o su problemi specifici o su criteri direttivi e sintetici
  
<pb n='365'/>
  
Sarà bene che queste tendenze vengano in contrasto e si 
chiarifichino non su termini equivoci e con apparente convergenza, 
ma su termini netti e sul terreno della realtà. Così si 
vedrà in molti casi che il contrasto era apparente o anche personale, 
e in altri che invece era più profondo di qualsiasi apparenza 
esterna.
</p>
<p>
Posti così i termini della questione, debbo aggiungere che il 
consiglio nazionale e la direzione del partito non hanno consentito 
alla formazione del gruppo di ala destra e alla formazione 
dei gruppi di avanguardia, come organizzazioni per sé stanti, 
con statuti, programmi e organismi speciali, perché così formati 
creavano corpi a sé entro l'organismo del partito, operanti verso 
una selezione organica e sistematica di forze, il che avrebbe preludiato 
ad una possibile scissione organica del partito stesso.
</p>
<p>
Nell'ambiente dei nostri organismi (sezioni, comitati, consiglio 
nazionale e congresso) le tendenze hanno la loro sede naturale 
di affermarsi e di arrivare anche a prevalere, senza che 
per questo avvengano creazioni di organismi speciali, autonomi 
e indipendenti. E perché le iniziative non avessero a pervadere 
il corpo organico del partito e a danneggiarlo, il consiglio nazionale 
nel caso dell'<hi rend="italic">ala destra</hi>, e la direzione del partito nel caso 
dei <hi rend="italic">gruppi di avanguardia</hi>, rapidamente e nettamente opposero 
il loro divieto.
</p>
<p>
Questi atti sono sembrati a qualcuno autoritari e violenti: non 
occorre rilevare l'accusa; la necessità di una forza organica 
unitaria per il nostro partito oggi è questione vitale. La coesione 
di tanti uomini e di tanti organismi nel nostro partito non è un 
fatto fittizio, ma è ancora allo stato tendenziale; diversità di 
cultura, di preparazione politica, di rapporti di classe, infiltrazioni 
liberaloidi e socialistoidi nella valutazione pratica dei 
problemi economici e sociali; diversità di interessi locali e regionali, 
diverso modo di valutare i fattori di disgregazione sociale, 
impressione più o meno sensibile dell'imponenza del fenomeno 
comunista, sono elementi che rendono lenta e difficile la elaborazione 
pratica unitaria del nostro pensiero politico. Per di 
più le organizzazioni economiche e sindacali, che hanno con il 
partito comune il programma sociale cristiano, attraversano necessariamente 
la fase dell'apoliticismo come fino a ieri fecero 
quelle altre oggi legate a filo doppio al massimalismo socialista; 
ciò è una conseguenza della concezione agnostica dello stato, 
che il laicismo borghese elevò a primo «etico» della vita collettiva, 
che pesa sulla concezione puramente tecnico-economica 
dei nuclei di classe, i quali domani diventeranno forze politico-organiche 
della nazione.
</p>
<p>
Le differenze e le divergenze pratiche attorno ai problemi
  
<pb n='366'/>
  
politici (pur nell'unità del programma fondamentale) non debbono 
scindersi in fazioni ma debbono tendere a forma di unità 
pragmatica per virtù degli organi direttivi provinciali e centrali, 
per valore degli esponenti politici e amministrativi, in modo da 
ottenersi una unione pratica di fiducia, nel continuo sforzo di 
elaborazione e di attuazione concreta. Quindi la disciplina per 
noi è quella forza morale, non di coesione esterna o di coazione 
organica, vana in un partito politico, ma convinzione di unità 
voluta e sentita, perché sostanzialmente reale.
</p>
<p>
Così a me sembrano non opportune né pratiche oggi le proposte 
fatte da alcuni di modificare lo statuto del partito. Certo 
nessun organismo nasce perfetto, né mai acquista una perfezione 
ideale; si tratta sempre di tentativi di approssimazione, 
e lo sforzo continuo è quello di dare agilità e rispondenza agli 
organi propri in ragione dello sviluppo e a contatto con la vita 
vissuta. Ma sarà bene considerare che le forme non precedono, 
ma seguono la vita; e la vita non è lo sforzo di un giorno o di 
un anno, ma tradizione e responsabilità, perché l'attività degli 
uomini è più delle forme che essi si impongono. Il nostro partito 
deve ancora creare le responsabilità direttive, gli uomini esponenti, 
gli organi consolidati nella loro tradizione e sviluppati 
nella loro efficienza. Perciò sono contrario a mutamenti rapidi, 
a nuovi tentativi di nuove forme organiche, a riforme subitanee 
di statuti e di regolamenti, fino a che la esperienza acquistata 
nell'azione e resa norma nella pratica non superi nel fatto 
l'involucro delle forme e il rigidismo della lettera. Del resto i 
congressi annuali hanno una forza morale in sé, e sprigionano 
tale energia nel contatto di tante anime convergenti ad un fine 
e cooperanti nella foga e nel tumulto di fare e di antivedere, 
nel calore delle discussioni, nella fede dell'avvenire, nel cozzo 
delle tendenze, che superano di per sé qualsiasi temuto arresto 
o deviazione degli organi e degli uomini dirigenti.
</p>
</div>
  
<div n='Latto di volontà del congresso' type='sottoparagrafo'>
  
<p>
L'atto di volontà del congresso
</p>
<p>
E questo secondo congresso viene in un momento decisivo 
per il nostro partito e grave di preoccupazione per la patria 
nostra. Nessuna meraviglia se desta interesse nella stampa e nel 
paese. Un partito non è un'accademia o un'associazione sportiva, 
è un organismo vivo, è una forza operante. Prima di assurgere 
a forme organiche e decise con larga base nel popolo, con forze 
e organismi propri, con finalità distinte in contrasto, noi potevamo 
essere considerati come fuori della cerchia politica della 
nazione, confusi in molte parti con i liberali, come operanti in 
un campo detto confessionale (qualche volta per dispregio, ma
  
<pb n='367'/>
  
spesso per ignoranza), assenti dal ritmo vitale della nazione. 
L'apparire del nostro partito non dissipò gli equivoci, né si 
credette facilmente ad una nuova vitalità differenziata e maturata 
nella inconscia elaborazione di lunghi anni: eppure diede 
segni di vita propria, non mutuata da altri né ad altri legata. 
Sale lentamente e si delinea all'orizzonte della vita pubblica, 
mano mano che i fatti ora interni ora generali, richiamano l'attenzione 
di molti, il nuovo partito, come la vista di una cima 
di monte, che la nebbia scopre e ricopre, portata e riportata dal 
vento. Ora le questioni economiche, tal'altra l'urto deciso con 
i socialisti nel campo delle organizzazioni sindacali; le elezioni 
politiche o amministrative, gli scioperi o le sedute del parlamento, 
i congressi o i progetti di legge... è la realtà della vita 
che si impone al di sopra delle affermazioni teoriche, e proietta 
le forze operanti con la violenza della logica, che non ammette 
negazioni o soluzioni di continuità.
</p>
<p>
Non possiamo pretendere di valere più di quel che la nostra 
azione ci riproduce nella convinzione del pubblico, né è possibile 
una nostra azione al di fuori dei fatti della vita; ma mentre 
andiamo rafforzando le ossa e sviluppando le membra, e cerchiamo 
da giovani validi di contrastare il terreno a chi da lunghi 
anni possiede per sé tradizione, arte di governo, mezzi economici, 
influenze personali, eleviamo una voce possente di idealità 
che supera la crisi di oggi e si protende verso l'avvenire. Così 
abbiamo polarizzato verso il partito una notevole parte della 
vita italiana, abbiamo destato simpatie e rapporti con l'estero, 
abbiamo tentato di creare una nuova coscienza politica nel paese.
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Cadono vecchie forme ingiallite come le foglie di autunno; 
la sfiducia circonda istituzioni già rispettate fino a ieri; il parlamento 
stesso, che doveva essere anche oggi (dopo l'attuazione 
della proporzionale) la espressione chiara del paese, come elemento 
di coordinazione e forza direttiva, si perde in logomachie 
infruttuose e in sterili lotte di tendenze; e il popolo italiano 
sente oggi potenti le voci dei due partiti che hanno irreggimentato 
le forze popolari: il nostro e il socialista. Questo ormai da 
venti anni domina nella vita economica; ha accaparrato per sé 
ministeri, quali quello dei lavori pubblici, dell'industria e lavoro 
e dell'agricoltura; influisce sugli organismi di emigrazione; 
ha asservita l'umanitaria di Milano, la confederazione generale 
del lavoro e la lega delle cooperative, e agita oggi il mito russo, 
per dare alle folle un simbolo mistico di una fede, la speranza 
apocalittica di un nuovo e felice ordine di cose. Il nostro partito 
appena sorto al di fuori di ogni appoggio politico e di ogni 
intrigo burocratico, staccato dagli organi di azione cattolica, 
non confuso con le organizzazioni sindacali, forte solo di un
  
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programma vitale, ha lanciato il grido di «libertà» contro lo 
stato accentratore, contro il monopolio economico, contro il socialismo
comunista, contro l'asservimento estero, e lo mantiene 
quel grido, come la sua fede, la sua forza, il suo programma, 
in una nazione che ha bisogno di ritrovare in una grande idea 
la forza di sé e del suo avvenire.
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Questa direttiva ideale e pratica ha potuto trovare impari 
gli uomini che avete messo a capo del partito; noterete le deficienze 
della nostra azione e forse rileverete più quelle che sono 
le apparenze di quel che è stata la realtà vera; perché molte 
difficoltà non sono visibili che a pochissimi. Nessuno però negherà 
che lo studio di servire la buona causa è stato in noi pari 
all'affetto verso il partito e al dovere sentito verso il paese. Voi 
giudicherete, e se credete che quel che la direzione ha compiuto 
risponda in linea di massima a quel che il partito poteva realizzare 
nel suo primo anno di vita, non negherete la modesta ma 
vera soddisfazione di riconoscerlo col vostro voto. Ma più che 
una sterile approvazione del passato, questa nostra è un'affermazione 
di vita per l'avvenire, che parte dalla concezione dell'unità 
del partito (che voglio definire dinamica e non statica), 
tende alla conquista della personalità nelle lotte e nelle differenziazioni 
con gli altri partiti, e arriva alla formazione di 
quella coscienza politica italiana che oggi manca e che noi possiamo 
e vogliamo dare.
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È questo un programma pratico, reale; è un atto di volontà 
che verrà dal congresso di Napoli come la voce possente di chi 
vuole essere e operare fortemente, validamente nella vita politica 
italiana.
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